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Furti di cavi di rame sulla tratta nocese delle FSE, 6 arresti

Potrebbero avere un nome e un volto gli autori di diversi furti di cavi di rame verificatisi tra il 2017 e il 2018 soprattutto ai danni delle Ferrovie del Sud-Est. I Carabinieri di Matera, su disposizione della Procura della Repubblica del capoluogo lucano, hanno dato seguito a sei ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti soggetti, cinque romeni e un massafrese, ritenuti responsabili di furto e ricettazione dei cavi di rame. I provvedimenti sono stati eseguiti nei comuni di Castellaneta, Palagiano e Massafra.

Secondo quanto riferiscono gli inquirenti, a seguito di una conferenza stampa sull’operazione denominata Alta Tensione, i componenti della banda sarebbero ritenuti responsabili di 16 furti avvenuti tra il novembre 2017 e il dicembre 2018 ai danni di un’azienda lucana, la Italcementi SpA, e delle Ferrovie Sud-Est soprattutto nella porzione territoriale tra Noci, Putignano, Alberobello, Crispiano e Martina Franca per un totale di 12mila metri di cavi del peso complessivo di 18mila kg ed un valore di mercato di 100mila euro. E un danno stimato che sfiora il milione di euro.

Nella rete dei carabinieri finisco i romeni G.B., 30enne; M.P., 28 anni, S.D.L., 30 anni; C.M.C., 28 anni; P.P., 48enne; infine il massafrese F.F., 41 anni, con il ruolo di ricettatore. Due altri componenti della banda sarebbero tuttora latitanti. Ad incastrare i sei sarebbe stato uno scontrino di un negozio in cui i malviventi si sarebbero recati per comprare l’attrezzatura per compiere i furti e le successive intercettazioni ambientali e telefoniche. Secondo la ricostruzione fornita dai carabinieri di Matera la banda svolgeva un primo sopralluogo e nascondeva l’attrezzatura, poi entrava in azione in un secondo momento avvalendosi di un quad per raggiungere zone meno accessibili e caricavano i cavi di rame su un furgoncino prima di consegnarli al massafrese che avrebbe provveduto a rivendere l’oro rosso.

I provvedimenti restrittivi sono stati firmati dal gip Rosa Angela Nettis su richiesta dei pm Pietro Argentino e Maria Cristina De Tommasi che hanno coordinato le indagini.

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