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Tornate a casa

Riceviamo e pubblichiamo un commento del segretario del PD Noci Vito Plantone tra fine delle vacanze estive, rapporto SVIMEZ sullo stato dell'economia del Mezzogiorno e invito ai giovani a "tornare a casa" per affrontare il loro domani lavorativo.

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COMUNICATO STAMPA

TORNATE A CASA!!!

Tornate a casa!!! No, non è una esortazione di salviniana memoria e non sono stato stregato dall’effetto di un mojito sulla spiaggia del Papeete Beach. Eppure, al termine di questa pazza estate, ho avuto comunque voglia di scrivere di migrazione, anche se da un punto di vista differente.

Questo agosto si è contraddistinto per me da due evidenze: 1) il ritorno a casa, e solo per il tempo delle vacanze, di molti nostri giovani concittadini; 2) la pubblicazione del rapporto SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo dell’industria del Mezzogiorno) sullo stato dell’economica del Mezzogiorno.

Il motivo per cui, oggi, sento la necessità di collegare questi due fatti, risiede proprio nel grido di allarme lanciato dal rapporto SVIMEZ di quest’anno. Gli economisti che lo hanno elaborato evidenziano che la questione demografica è sempre più, col passare degli anni, il tema principale della più generale questione meridionale. Il calo generalizzato della popolazione italiana, solo in parte compensato dall’arrivo di residenti stranieri (che nel 2017 si attestavano sul 10,7% della popolazione del Centro-Nord e al 4,2% di quella Meridionale – checché ne dica Salvini!!!- ovvero circa 872 mila stranieri residenti), diviene drammatico nel Meridione ove il saldo migratorio (ovvero la differenza tra chi va via e chi arriva) continua ad essere negativo, passando da -27,8 mila del 2016 a -31,7 mila del 2017. In 40 anni (dal 1976 al 2017-non un tempo lungo) sono emigrate dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord 5 milioni di persone, contro rientri per 3 milioni, con una perdita netta per l’area di 2 milioni di residenti. Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 183 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati. Dalla Puglia sono partiti 19,2 mila unità. Secondo le previsioni SVIMEZ nei prossimi 50 anni il Mezzogiorno perderà 5 milioni di abitanti (!!!), trasformandosi nell’area più “vecchia” d’Italia e della UE, con una età media che salirà dagli attuali 43,1 anni ai 51,1 anni.

Tutta questa analisi, a mio avviso drammatica per i nostri territori, ha incrociato durante la mia estate l’incontro con molti studenti (e con le loro famiglie) in procinto di terminare gli studi universitari (molto spesso condotti fuori dalla Puglia) e desiderosi di conoscere cosa li aspetta e quali scelte lavorative possano rappresentare il meglio per loro.

Quando ti chiedono consigli su questo aspetto devi sempre andarci molto cauto, perché si tratta di scelte importanti di vita ed anche perché rischi di far prevalere le tue idee rispetto alla natura e alla volontà della persona che ti sta di fronte.  La cosa che però ho sempre notato è una certa tendenza delle famiglie a spingere questi ragazzi fuori dai nostri confini regionali, a volte anche fuori dai nostri confini nazionali. “Cosa devi stare a fare qui?”, “qui ormai non c’è futuro”, “se vuoi fare carriera devi andare via”, “qui non ci sono spazi”…sono le affermazioni più ricorrenti e che credo creino profondo turbamento in chi, non conoscendo ancora il mondo, le prende per affermazioni incontrovertibili provenendo (anche) da chi ti vuole bene. La cosa ancora più straordinaria, poi, è guardare l’espressione del volto di questi genitori nel mentre pronunciano queste frasi: contriti, con gli occhi lucidi, la voce a volte tremante, ecc… e così si può facilmente immaginare, quindi, quanto dolore possa provocare lo spingere lontano qualcuno che senti profondamente ed intensamente legato a te.

E allora???

E allora credo che su questo tema poco si rifletta assieme, che poco il governo nazionale abbia fatto in passato e poco continua a fare in questi anni recenti (speriamo nel nuovo) e, infine, che oltre ad una analisi economica vada prospettato adesso un progetto sociale e collettivo che consenta di invertire la rotta e di proiettarci nel futuro prossimo.

Io non ritengo, sebbene umanamente capisca le preoccupazioni di questi genitori, che spingere questi ragazzi lontano da noi sia il modo migliore per assicurargli un futuro. Non lo è per loro e non lo sarà per noi.

Innanzitutto, la fuga verso grandi centri economici non assicura quelle prospettive di carriera di cui tutti parlano e, nella mia esperienza personale, ne ho visti tanti di migranti che avrebbero fatto medesima se non migliore carriera nel nostro Sud. Ritengo poi, che questa spinta ad allontanarsi sia piuttosto il frutto di un retaggio culturale, figlio di una idea anche superata della moderna economia di mercato: alla presenza fisica sui luoghi di lavoro, oggi si sopperisce con la tecnologia. Molte aree sottosviluppate del nostro mondo stanno oggi crescendo a ritmi impressionanti, investendo in settori ad alto sviluppo tecnologico.

E allora cosa ci manca? Una forte spinta meridionalista da parte del governo nazionale, perché certamente non è possibile si sia contratta la spesa per investimenti pubblici nel Mezzogiorno, nell’arco di 10 anni, di circa il 7,1% (una follia a mio avviso), ma anche una forte condivisione sociale di un progetto di sviluppo. Voglio dire che se a questi ragazzi, che vorrebbero con tutta la loro forza restare nei nostri territori, ed anche alle loro famiglie non siamo in grado di prospettare un progetto collettivo, una idea comune di sviluppo, di proiezione nel futuro, di sviluppo di se stessi, non possiamo certo chiedere loro di lanciarsi nel vuoto.

Credo quindi che vada invertita la tendenza non solo attraverso nuove politiche economiche, ma anche mediante azioni sociali importanti, che portino quei genitori a consigliare ai loro figli di restare, di provare a edificare qui la loro vita, di contribuire allo sviluppo dei loro territori, perché la realizzazione di una “carriera” non si manifesta solo nel raggiungimento di posizioni di vertice di importanti aziende, magari dislocate chissà dove, ma anche divenendo punto di riferimento (prospettiva) per la propria comunità. Lo sviluppo di un territorio muove soprattutto dalle intelligenze che lo attraversano, che devono creare nuove imprese, lavoro, futuro.

Ecco, riassumendo, credo che prima delle infrastrutture, degli investimenti, delle imprese, del lavoro, ci manchi soprattutto una “idea collettiva di SUD”, ovvero cosa vogliamo essere.

Ai ragazzi, quindi, che sono in procinto di fare scelte importanti dico: “Tornate a casa!!!”. Vi sono possibilità di carriera? Si. Sarà facile? No. Ci saranno momenti di sconforto? Si. Avrete voglia talvolta di mollare tutto e andare via? Si. Vi sentirete provincia dell’impero? In alcuni momenti anche….ma potrete costruire qui la vostra esistenza, con le stesse soddisfazioni, gratificazioni, proiezioni, avendo però il coraggio di lavorare assieme ad un progetto collettivo di sviluppo e non divenendo unicamente ingranaggio di meccanismi ormai oleati.

Buona scelta a voi tutti, sperando anche che il neo Ministro per il Sud e Vice Presidente SVIMEZ, Giuseppe Provenzano di soli 37 anni, faccia anche la sua parte.

 

Vito Plantone

Segretario Circolo PD di Noci

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